PensierInfiniti

Una stella scivola e scompare dietro le antenne dei palazzi che grattano il cielo. La prima cosa che penso con il mio solito scetticismo è “lo esprimo un desiderio?”. Per desiderio intendiamo la prima cosa che pensiamo dopo aver visto una stella cadere? Io spero proprio di no! 
Se invece per desiderio intendiamo la cosa che stavamo pensando prima di vedere una stella cadente, beh, mi sa che sono stato fortunato. 


all the people outside are killing my feelings


23:57

Quella sera non volevi entrare nel mio letto. “Chissà con chi ci hai scopato” , dicevi. Eri particolarmente fredda e distante da me.
I miei pensieri, i miei complessi del cazzo mi portavano lontano da tutto e da tutti. I desideri, il dolore che forse non sarà così acuto di come me lo immagino, mi bloccarono e mi fermai a guardare il bianco soffitto della camera da letto.

Volevo arrivare lontano, per starti vicino. Arrivare lontano per avvicinarmi. E la bassa autostima mi metteva sempre al secondo gradino del podio, per qualsiasi stronzata.
Chissà, forse saresti entrata di nuovo nel mio letto, alla fine, ma io sarei stato troppo sbronzo e troppo sovrappensiero per accorgermene.
Chissà se avresti cantato una canzone dei tre allegri ragazzi morti, sperando aprissi gli occhi per te. 
Ma io li avrei aperti.

“Ti guardo che dormi e mi basta.” 


Dove cazzo siete andati tutti?


do you know how fragile we are?

Non sentiva più nulla, quasi come se avesse una bolla intorno a lui. I treni, la voce metallica che annunciava le partenze e gli arrivi, le voci delle persone che partivano o tornavano, creavano un suono vuoto, un non-suono.
Riusciva a sentire i battiti del suo cuore e il continuo dilatarsi dei suoi polmoni. 
I suoi pensieri li sentiva a rallentatore e con un eco simile a quello che si crea nelle chiese vuote.

Sentiva un vuoto in petto, ma stavolta era piacevole. Si godeva questi ultimi momenti di vuoto totale, prima di farsi riempire da cose e persone.

Il battito cardiaco aumentava piacevolmente, e lui cercava di mantenere un certa serenità, una certa calma.

In un azzurro corridoio della stazione, un tipo di colore, con un’imitazione di una Gibson sg, dal viso rassicurante, strimpellava e cantava canzoni reggae. La sua voce molto alla Bob Marley gli entrò dentro, facendogli scoppiare la bolla intorno a lui. 
In lontananza, la luce del sole cercava di entrare nel corridoio, o di attirare a se chi stava per uscire.

Claude contò gli scalini, col cuore in gola, e lo mandò giù all’ultimo diciottesimo scalino: con esso mandò giù tutto ciò che lo aveva turbato in quei giorni, e fece risalire il sorriso.



“ti prego svegliami.”

(Fonte: gretaparanoica)


E tu che entri col piccone e col casco da minatore nel mio cuore.

– Vasco Brondi, Che cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero. (via cortescontadettaarcana) Via on his face is a map of the world

(Fonte: sallymurphy)


Uso sproporzionato del Ti amo

Con un amico ci facciamo un viaggio insieme, seduti davanti alla mia scrivania, coperta da libri, giornali, cd, macchina fotografica e tappezzata da biglietti di concerti, quasi per ricordarmi che delle alternative ci sono.

Insieme ci immaginiamo lontani da qui, dove ci sono più stimoli, più possibilità di diventare ciò che vogliamo essere, ma che qui nascondiamo.
Mi aggrappo a lui come se fosse la mia unica possibile compagnia per scappare via da qui, in quel momento è l’unico che mi è più vicino, specialmente quando nella nostra pseudo-storia mi dice che verrà con me ovunque a studiare e a passare le serate a bere. Mi drogo della compagnia delle persone che apprezzo, elemosino contatti fisici e non.

Questa città che mi distrugge la voglia di fare, mi abbatte, scaraventa e getta via i miei sogni, che nascono ogniqualvolta che mi metto le cuffie nelle orecchie, entro in un libro o imbraccio una chitarra.

I problemi economici si confondono con le speranze e la mia bassa autostima che mi fa scendere con i piedi a terra.

Questi ti amo usati in modo sproporzionato, senza ragionarci su, senza crederlo davvero. Li leggo dappertutto. Frasi d’amore sui muri, negli sms e su fogli sparsi per terra, che formano dei pavimenti di parole inutili, di finte emozioni che verranno distrutte quando il tempo avrà fatto tutto il resto.

Sui lampioni i nomi degli sposi su volantini rosa e verde chiaro. Il tramonto è coperto da una banca e una gru. Non riesco a capire se quella è perfezione o un paesaggio rovinato dall’uomo, ma so che quel momento è unico, non ci saranno mai altri momenti uguali a quello.

Le urla dei motorini modificati mi distraggono dai miei pensieri, facendomi ritornare a pensare se mai riuscirò a fare e diventare ciò che voglio, ma me ne sarei dovuto andare via…



(Fonte: gretaparanoica)


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